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Lipari e il museo archeologico Bernabò Brea

Pubblicato da admin sopra 4 Febbraio 2022
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Il museo archeologico Bernabò Brea è una meta imperdibile per tutti gli appassionati di archeologia e vulcanologia.

Accoglie al suo interno reperti storici – datati tra l’Età del Bronzo e l’Età Classica – e spazi dedicati ai fenomeni vulcanici e paleontologici.

È un complesso articolato in diversi edifici, che si diramano sul roccione denominato il “Castello”. 

Cosa aspettarsi

Il Museo è composto da: Storia del Museo e degli scavi  e sala didattica; Preistoria di Lipari e fondazione della città; Preistoria delle isole minori; Territorio uomo ambiente e vulcanologia Età greca e romana; Giardino e padiglione epigrafico;  Arte contemporanea “Mare Motus” nell’ex carcere;  ex chiesa Santa Caterina per esposizioni temporanee. 

Il percorso di visita inizia dalla Storia del Museo e degli scavi nelle Isole Eolie  dove il visitatore può raccogliere informazioni sulla nascita del Museo.

Preistoria di Lipari e delle isole minori

L’esposizione archeologica inizia dai padiglioni della Preistoria di Lipari e delle isole minori che documentano l’evoluzione delle culture succedutesi nelle isole Eolie dall’età Neolitica alla età del Bronzo Finale. Lo sfruttamento dell’ossidiana, il vetro nero vulcanico, permise il popolamento stabile a partire dalla metà del VI millennio a.C. Nell’età del Bronzo vennero costruiti nell’arcipelago grandi villaggi di capanne di pietra in posizioni arroccate e difese. In questo periodo furono molto Importanti i contatti con i Micenei.

Nel padiglione della Preistoria uno spazio dell’allestimento è dedicato alla fondazione della Lipara greca nel VI secolo a.C. e raccoglie i reperti provenienti dall’Acropoli di Lipari, in particolare gli oggetti rinvenuti all’interno del bothros (pozzo votivo) di Eolo, e dall’abitato che si estendeva alle pendici della Rocca.

Età Greca e Romana

Nel padiglione di Età Greca e Romana è ricostruito il quadro storico culturale della città greca e romana, attraverso la ricca documentazione proveniente dai corredi funerari (vasi di forme diverse, oggetti personali, statuette, maschere, gioielli) della necropoli di contrada Diana a Lipari, dove sono state scoperte circa 3000 tombe. 

La sala XXVII è dedicata all’archeologia sottomarina ed espone centinaia di reperti (anfore, ancore, vasi, cannoni)  rinvenuti nei relitti sui fondali delle isole Eolie. 

Vulcanologia

Il padiglione di Vulcanologia è introdotto da una sezione che approfondisce il rapporto tra uomo e territorio nell’antichità descrivendo l’utilizzo dei prodotti vulcanici (ossidiana, pomice, zolfo, allume, acqua sulfurea). La storia dei vulcani è esposta attraverso pannelli, plastici, carte e fotografie e  campioni delle rocce vulcaniche locali che illustrano i caratteri geomorfologici delle Isole Eolie e dei vulcani in genere. 

Padiglione epigrafico

Il giardino con annesso il Padiglione epigrafico conserva i numerosi cippi e stelai funerari iscritti di età greca e romana rinvenuti nella necropoli. 

Arte contemporanea “Mare Motus”

Infine, negli spazi delle ex Carceri del Castello, ha sede il nucleo della collezione permanente di arte contemporanea “Mare Motus”. In mostra opere e allestimenti, fra cui  alcuni site specific  – concepiti ispirandosi al luogo delle Carceri (già colonia penale e poi sito di confino per intellettuali, politici e artisti dissidenti durante il ventennio fascista) – realizzati da Matteo Basilé, Tahar Ben Jelloun, Gregorio Botta, Gonzalo Borondo, Alex Caminiti, Ettore de Conciliis, Teresa Emanuele, Carlo Gavazzeni Ricordi, Alessandro Giovannoni, Carin Grudda, Fati Hassan, Igor Mitoraj, Riccardo Monachesi, Maria Elisabetta Novello, Mimmo Paladino, Piero Pizzi Cannella, Fabrizio Plessi,  Maurizio Savini. 

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